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Messaggioda MarioBros » 30/12/2009, 15:51

L'UOMO NERO

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Genere: Commedia
Titolo originale: L'uomo nero
Nazione: Italia
Anno produzione: 2009
Regia: Sergio Rubini
Cast: Valeria Golino, Margherita Buy, Riccardo Scamarcio, Sergio Rubini, Anna Falchi, Fabrizio Gifuni, Maurizio Micheli, Vito Signorile, Mario Maranzana, Mariolina De Fano
Produzione: Donatella Botti
Distribuzione: 01 Distribution
Sceneggiatura: Carla Cavalluzzi, Domenico Starnone

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Ritorno al passato
Gabriele – scienziato affermato, ormai da tanti anni lontano da casa – ritorna nel paese natale in Puglia perché il padre Ernesto sta per morire. L’incontro con il genitore, che spira proprio quando Gabriele arriva al suo capezzale, lo fa ripensare alla sua infanzia vissuta negli anni Sessanta in un paese di provincia. Bambino vivace e di grande fantasia, il piccolo Gabriele si trova a dover convivere con il desiderio frustrato del padre ferroviere (che avrebbe voluto fare il liceo artistico), con una madre gelosa e insicura e con un giovane zio “sciupa femmine” che dice di non volersi mai sposare. Il legame con Ernesto inizia a logorarsi proprio allora, ma il motivo da cui tutto ciò ha origine sarà anche quello che permetterà di ritrovare un sentimento ormai perduto…

Nel nome del padre
L’uomo nero è un film sui rapporti. Di vario genere: quello di Gabriele con il padre, di Franca con il marito, di Ernesto con se stesso e con coloro che giudica i custodi del suo destino artistico, il Professor Venusio e l’Avvocato Pezzetti. Quello più approfondito ed evidente è di certo il rapporto fra padre e figlio: un vincolo solo di sangue che non sembra (apparentemente) avere spessore, esattamente come (sempre apparentemente) il quadro Autoritratto con bombetta di Paul Cézanne che Ernesto copia e ricopia per tutto il corso della storia. La sua frustrazione per non essere riuscito a fare il pittore e la sua voglia di emergere gli impediscono di rendersi conto di quanto stia trascurando Gabriele, differente da lui in tutto. Al bambino non piacciono i quadri, al museo si annoia e addirittura quando Ernesto si ritrova con un appuntamento importantissimo, pensa di fargli uno scherzo che costerà caro al padre. Questa differenza viene più volte sottolineata: nell’«eravamo diversi» di Gabriele adulto che parla al telefono con la moglie, o ancora in «io non voglio essere come mio padre», appello di un Gabriele che si vede rovinata la festa di compleanno nel giorno dei suoi otto anni. Anche ciò che Gabriele è diventato nello vita è esattamente l’opposto: l’uno scienziato, l’altro artista, due mondi agli antipodi. Persino l’uomo nero del titolo ha qualcosa a che fare con Ernesto.
Eppure ha ragione Franca – un’ottima Valeria Golino – quando dice al figlio che lui è invece come suo padre. Gabriele ha infatti una fantasia ricchissima, e spesso quello che vede si trasforma in animazioni che agli altri rimangono nascoste (da notare che le sue visioni prendono vita da quadri o da fotografie, quindi sempre da immagini che sono la materia del papà).
Una storia di famiglia in un’Italia del Sud dove il pregiudizio spesso appare più forte del talento (la polemica sul ruolo della critica ha un sapore di modernità). Non mancano dei momenti brillanti, come il colpo di scena finale alla Six Feet Under e i dialoghi giocati sui toni della commedia (da annotare la “Gioconda di Giovanni Pascoli”). Una menzione particolare va alla recitazione di Riccardo Scamarcio nel ruolo di zio Pinuccio: finalmente l’attore dà una prova matura di sé, continuando a percorrere la strada già tracciata con Mio fratello è figlio unico.
Altri due aspetti da sottolineare sono la fotografia di Fabio Cianchetti, che regala agli spettatori lo splendido paesaggio pugliese, e poi ovviamente il sempre perfetto Nicola Piovani, le cui musiche con la predilezione per i fiati ricordano un po’ un’atmosfera da giostra, con qualche venatura malinconica qua e là.

L’uomo nero è colorato
Rubini supera questa sua nuova prova da regista e interprete, anche se a tratti il film ha dato l’impressione di cedere sulla dinamicità della storia, che in alcuni punti poteva essere snellita. Se invece il suo intento era – fra gli altri – quello di fare un film colorato, c’è riuscito pienamente. A un certo punto infatti Ernesto, il suo personaggio, dice: «i colori si muovono, ma la gente non se ne accorge nemmeno». Questa pellicola è la dimostrazione del contrario.
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